INTERVISTA ALL'AUTORE SIMONE UTZERI

INTERVISTA ALL'AUTORE SIMONE UTZERI

Bentornati all'appuntamento settimanale del giovedì interviste de Il Salotto Letterario e de Il Salotto Creativo del gruppo Facebook MyMee - Express Yourself. Oggi siamo in compagnia di Simone Utzeri, autore del romanzo Gli occhiali edito da PAV Edizioni. 
Accomodiamoci e lasciamo a lui la parola...



Ciao Simone, benvenuto nel mio salotto. Raccontaci qualcosa di te.
Ciao Caterina, grazie per avermi ospitato nel tuo salotto. Mi chiamo Simone Utzeri, ho 44 anni e provengo da un paese di, attualmente, 8500 anime a cinquanta chilometri da Cagliari. Il suo nome è San Gavino Monreale e stiamo parlando della magnifica Sardegna ovviamente. Ci tengo particolarmente a rimarcare le mie origini e a far sapere, per chi ancora non lo sapesse e sono davvero pochi ormai, che il suddetto “paesello” vanta una miriade di artisti (me escluso) in campo pittorico, musicale, letterario, teatrale e quanto altro vi venga in mente a livello nazionale ed internazionale. Non è uno spot quello che sto facendo ma per comprendere chi io sia (spiegatemelo ve ne prego) bisogna partire dalle basi. Diciamo che l’ambiente stimola la creatività un po’ come deve essere stato per la nascita del grunge a Seattle.

Come ti sei avvicinato alla scrittura?
La scrittura ha avuto delle iniziali difficoltà ad avvicinarsi a me. Mi temeva forse, chissà. Ero un barbaro in giovane età. Tant’è vero che io, sino alla metà della prima elementare, non sapevo proprio scrivere! Non riuscivo a tenere una matita in mano figuriamoci scrivere! Però poi pian piano, anche con la mia pessima grafia, iniziai a gustare quest’incontro inizialmente difficoltoso e a dare vita fisica alla scrittura che sino a quel momento era stata solo metafisica. Siamo diventati amici io e la scrittura e talvolta ci scriviamo. Seriamente parlando è un processo che ancora non mi è chiaro, è tutto da scoprire e lo trovo divertente proprio per questo motivo. 

Qual è il tuo genere preferito?
Non ho un genere preferito. Ci sono vari autori che mi hanno allietato le sinapsi e provengono da generi, epoche, zone geografiche completamente differenti e, soprattutto, ci sono ahimè autori, che non conosco e che non conoscerò mai, sicuramente eccezionali. 

Parliamo un po’ del tuo libro. Come è nato? Di cosa parla? Quali sono i temi principali?
Il mio primo romanzo “Gli occhiali” edito da Pav Edizioni è nato, come idea principale, otto anni or sono.
Poi sia i personaggi che la storia è venuta pian piano in superficie per necessità degli stessi protagonisti che volevano, dovevano uscire allo scoperto. Io ho solo dato loro voce ma sia i personaggi che la storia esistevano, esistono ed esisteranno a prescindere dallo scrittore. Diciamo che (momento di autocelebrazione) gli scrittori sono come gli sciamani che veicolano le voci degli spiriti direttamente alla tribù. Circa.
“Gli occhiali” parla di una città, Knaps, che non se la passa bene e dei suoi abitanti. I protagonisti sono quattro: Ding un ragazzo sedicenne proveniente da una famiglia bene; Pietro un trans povero e innamorato della sua famiglia; Razziz un atletico e trasformista ambulante “immigrato”; Doc un “dottore” ricco, subdolo e candidato alla carica di sindaco della città. Le loro vite, così apparentemente diverse, si intrecciano inestricabilmente e viene a crearsi un puzzle che piano piano si compone sino all’epilogo. Il tema principale è sicuramente la variegata società e la “visione” che se ne ha e che può essere ingannevole. Per questo si ha bisogno degli occhiali.

C’è un titolo di una delle tue opere che è particolarmente significativo per te?
No non c’è un titolo a cui sono più affezionato. Trovo sia divertente scherzare con e sui titoli nei vari settori della scrittura, dalla poesia, passando per il racconto sino a romanzo e oltre. 

Da dove prendi ispirazione per scrivere?
Non prendo ispirazione. Sento delle voci nella testa (vi prego aiutatemiiii) che poi sono dei personaggi che ripeto esistono per conto loro. Ad un certo punto diventano talmente insistenti che devo loro dare voce scritta. Poi il tutto è ovviamente condito dalla realtà che ci circonda e ci da infiniti spunti e dalla curiosità personale nel ricercare determinati argomenti, letture, studi e, per finire, una massiccia dose di colla per fermare tutto quanto.

Ogni scrittore inserisce inevitabilmente una parte di se stesso nelle sue opere. C’è un personaggio in particolare che senti più vicino di altri?
Sento che il mio essere è stato quasi equamente distribuito nei tanti personaggi (maggiori e minori) del romanzo “gli occhiali”. Penso che il nostro “io” sia in realtà più di uno e cioè siamo sia buoni che cattivi contemporaneamente ad esempio. Queste persone, “noi”, esistono e convivono all’interno del nostro essere. Quindi io sono sia Pietro che Razziz, sia Doc che Ding con più o meno percentuali di distribuzione.

Potresti raccontarci la tua esperienza con la casa editrice (o le case editrici) con la quale hai pubblicato?
La mia esperienza con la Pav Edizioni è stata sinora idilliaca. Ci siamo intesi subito, rispettati, confrontati e abbiamo intrapreso questo viaggio. Io sono molto soddisfatto del prodotto che abbiamo realizzato insieme, e del fatto che la Pav abbia creduto in me selezionando lo scritto fra tanti. Sposo inoltre la politica di questa “tostissima” (così mi piace definirla) casa editrice che lotta contro l’editoria a pagamento, che crede nel gruppo e nella condivisione della cultura e che coesiste stoicamente con i Giganti dell’editoria senza temerne il confronto, puntando sulla qualità più che sulla quantità.

Hai partecipato a qualche evento (o eventi) per promuovere il tuo romanzo?
Attualmente il mio romanzo è disponibile, oltre che sul sito della Pav Edizioni, in varie piattaforme on line, che dopo provvederò ad inserire per chi fosse curioso. La Pav Edizioni partecipa costantemente a delle fiere del libro e ad altre manifestazioni culturali in tutta Italia e porta con sé i suoi autori e libri. A settembre farò una o più presentazioni del romanzo qui in Sardegna e, non è escluso, fuori. 

Hai qualche consiglio da dare ad un aspirante scrittore alle prese con la sua prima opera?
Sì due consigli: uno è quello di leggere tanto e imparare dai migliori (abbiamo svariati secoli di artisti incredibili da cui attingere); l’altro è scrivere, scrivere e ancora scrivere.

Ringrazio Simone per essere stato in nostra compagnia oggi. Qui di seguito potete trovare tutti i suoi link di riferimento per restare sempre aggiornati.








Commenti