CINQUE DOMANDE PER CONOSCERE DARIO TONANI

CINQUE DOMANDE PER CONOSCERE DARIO TONANI
Bentornati alla rubrica di "speed date letterari" del Salotto. Oggi, in una speciale intervista extra del martedì, ho l'onore e il piacere di ospitare Dario Tonani, giornalista e autore pluripremiato della saga di Mondo9 (qui trovate la recensione di Naila di Mondo9) e che ringrazio per essere in nostra compagnia. 

Una piccola nota: le suggestive opere che trovate all'interno dell'intervista sono dell'illustratore Franco Brambilla.



Ciao Dario, grazie per essere in nostra compagnia oggi. Partiamo subito con la prima domanda che rivolgo a tutti i miei ospiti: raccontaci qualcosa di te. 
Bocconiano atipico, dopo la laurea in Economia Politica, ho scelto di seguire la passione per la scrittura, che mi ha portato a intraprendere la carriera di giornalista professionista, che svolgo ormai da circa 30 anni, gli ultimi venti dei quali presso un gruppo editoriale che ha il suo punto di forza nel settore dei motori. In Italia non esistono percorsi formativi che incanalino verso l’attività di scrittore, per cui quella del giornalismo mi è sembrata da subito la strada “parallela” più prossima. Niente di più sbagliato, il giornalismo di settore sta alla narrativa come il gioco della dama agli scacchi. Solo la scacchiera è la stessa. Il primo racconto l’ho pubblicato a 19 anni, per una collana da edicola; da allora non ho più smesso di scrivere, ma sono arrivato al romanzo abbastanza tardi. E questo è il mio rammarico più grande, per cui cerco di bruciare le tappe ora.


Naila di Mondo9, la più recente fra le tue opere, fa parte della collana “Fantastica” di Oscar Mondadori. Ti andrebbe di parlarci di Mondo9 e di come il comandante Naila è approdato in questa collana? 
Certi giri di boa davvero importanti della vita - perché questo è stato per me l’approdo in Oscar Mondadori - sono il frutto di concorsi di circostanze incontrollabili e inattese. Di finestre che si aprono improvvisamente per una folata di vento, che magari le fa chiudere (e sbattere) con altrettanta rapidità. Diciamo che “Naila di Mondo9” è approdato sulla scrivania giusta nel momento giusto. Ma la genesi che ha condotto al libro finito è stata lunga e tormentata, un’autentica meravigliosa avventura che mi ha fatto conoscere quasi tutte le professionalità che una grossa casa editrice mette in campo per portare un dattiloscritto promettente fino allo scaffale di una libreria: editor, direzione editoriale e di collana, art director, marketing, pubblicità, ufficio stampa, social manager, PR… Nelle riunioni che hanno accompagnato il lavoro serrato con la redazione Oscar non c’erano mai meno di quattro o cinque persone, ognuna delle quali si occupava di un segmento di lavorazione diverso, di un tratto di percorso specifico e mirato, come tedofori con la fiaccola olimpica. Un’esperienza indimenticabile fatta di obiettivi condivisi, che poi ha fatto nascere anche grandi amicizie…



Naila, la protagonista del tuo romanzo, è l’unico comandante donna di tutto Mondo9. Cosa si cela dietro alla creazione di questo affascinante personaggio? 
Ti ringrazio della domanda, alla quale tengo molto. Vado fiero di affermare nelle presentazioni del volume che “Naila di Mondo9” è un romanzo dedicato a tutte le donne, alla loro crociata quotidiana per affermare il proprio ruolo e il proprio valore in una società - specie in ambito professionale - ancora profondamente maschilista. Con discriminazioni più o meno sottese e differenze di trattamento (non solo economico) che, negli anni Duemila, fanno accapponare la pelle. Naila è una donna che le racchiude tutte: tosta e intraprendente, che decide – anche in un ambiente di lavoro tipicamente maschile come quello della marineria - di non rinunciare alle proprie prerogative femminili, a cominciare dal desiderio di maternità.


Naila ha un patrigno acquisito, il suo più grande amore è un mechardionico e non esita un momento ad adottare un ragazzino sperduto nel deserto. Inoltre, a 43 anni, ha deciso di avere un bambino e di farlo crescere insieme alla ciurma e alla Syraqq. Un quadro familiare a dir poco insolito. Ti andrebbe di approfondire questo aspetto del romanzo? 

Altra caratteristica decisamente importante del romanzo e del profilo della protagonista. La sua è quella che si direbbe oggi una “famiglia allargata”, composta da elementi non consanguinei. Complice un avvenimento drammatico che ha travolto i suoi affetti quando era ancora bambina, Naila è cresciuta da sola e ha dovuto farsi largo a unghiate per affermare il proprio talento e la propria sensibilità di “domatrice” di navi. La sua ciurma è stata la prima comunità ad accoglierla, una famiglia sui generis, all’interno della quale ha saputo ricavarsi le attenzioni di un manipolo ristrettissimo di “affetti autentici”, sui quali ha potuto contare - ricambiata - con tutto il trasporto e il calore di cui è stata capace…


Dario, oltre a numerosi riconoscimenti (Premio Tolkien, Premio Robot, Premio Cassiopea e Premio Lovecraft), nel 2017 hai vinto il Premio Europa come “Miglior autore di fantascienza” e nel 2019 hai vinto il Premio Italia per il Miglior Romanzo di Fantascienza dell’anno proprio con Naila di Mondo9. Si tratta di grandi traguardi, soprattutto per quanto riguarda il fantasy e la SF italiana, che spesso passano in secondo piano a favore di opere straniere. Quali sono dunque a tuo avviso gli ingredienti fondamentali che non possono mancare per rendere un romanzo “vincente”? 
Ritengo che tutti i generi letterari – dal giallo al noir, dal romanzo storico alla fantasy, dal romance all’erotico e all’horror - abbiano il dovere innanzitutto d’intrattenere, di creare empatia col lettore sulla base di un gioco fatto di mistero e scoperta, di sotterfugio e rivelazione, di emozioni e reticenze, di azione e riflessione, di pause e brusche accelerazioni. Rispondere a dinamiche anche un po’ “commerciali” non ci rende scrittori peggiori, anzi. Ovvio che non esistano ricette per creare a tavolino un romanzo “vincente”, ma si può imparare anche dalla propria esperienza di lettori a costruire storie che ci inchiodino alla pagina, ai personaggi, all’ambientazione. Leggere è un esercizio di estrema libertà, ma ha anche – a mio modesto avviso – una componente di… masochismo. Vogliamo che il libro che teniamo tra le mani ci colpisca, ci fustighi. Se mi permetti questo azzardo, che ci faccia male. In senso buono ovviamente. E questo significa creare dipendenza. Ecco, i buoni scrittori -magari a loro insaputa - creano dipendenza, a tutto vantaggio degli altri autori che seguiranno nella coda di lettura. In attesa che arrivi di nuovo il loro turno. Quanto all’esterofilia del pubblico italiano il discorso si farebbe lungo; posso però dire che, da qualche tempo a questa parte, il vento è cambiato (sì, anche nella fantascienza!). Grazie della chiacchierata, Caterina, stay tuned!



Ringrazio nuovamente Dario per il tempo che ci ha dedicato. Vi ricordo l'indirizzo del suo sito web, http://www.dariotonani.it/, per non perdere neanche un aggiornamento su Mondo9 e i suoi abitanti.

   

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